martedì 24 dicembre 2013

705 - La gentilezza del signor De La Roche - una storia di Natale

L’anziano signor De La Roche, rimasto solo nella sua grande casa isolata, aveva alfine ceduto agli inviti della figlia, e sempre più spesso trascorreva lunghi periodi ospite nello stabile romano dove quest'ultima dimorava assieme al marito e alla loro bambina.

La sua compagnia non si faceva mai ingombrante, avendo il vecchio signore buon carattere e modi gentili. Si rendeva anzi utile, assumendosi l'impegno di noiose commissioni e intrattenendosi con la bambina in lunghe passeggiate o pomeriggi di giochi e letture.

Era stato nella vita professore, in seguito per molti anni studioso; ciò lo aveva abituato ad una sorta di continua introspezione, di riflessioni in solitudine, così che poco era avvezzo ai modi veloci e spicci di una grande città. 
Inoltre la sua innata e sincera gentilezza, il garbo nel fare e nell’esprimersi, la mancanza di scaltrezza, non lo aiutavano certo nelle faccende che sbrigava; capitava così che in molti lo sorpassassero nelle file, nelle quali, quasi giornalmente, gli capitava di sostare a lungo. Con pazienza.

Una di queste, lo attendeva puntuale all'ascensore del grande stabile dove abitava assieme alla famiglia. Il vetusto palazzone, situato in un popoloso quartiere romano, aveva infatti un unico piccolo ascensore, che, specie nelle ore del tardo mattino, quando le donne rientravano dalla loro faticosa mattinata, costringeva a lunghi turni di salita.
E proprio lì, nell’atrio di fronte all’ascensore, il vecchio signor De La Roche, elegante in giacca, cappello, bastone, e sempre fedele al suo codice comportamentale, dava il meglio di sé, aspettando paziente che giungesse il suo, di turno.

Ma la gentilezza, non sempre viene ripagata con eguale scambio... questo il signor De La Roche, che non era certo uno sciocco, lo sapeva bene. Seppure non se ne curava.
Se ne stava anzi lì tranquillo, indugiando in saluti e sorrisi, mentre le varie sora Rosa, sora Lella, sora Assunta, gli passavano avanti, lasciandolo a scappellarsi ossequioso di fronte alle sora Tina, sora Nuccia e sora Livia che, sopraggiunte, si erano infilate di corsa nell'ascensore appena tornato al piano terra, con il signor De La Roche che teneva loro la porta aperta per permettere una più agevole entrata, e se ne rimaneva in piedi ad attendere il nuovo giro. 
Sempre che non fossero nel frattempo sopraggiunte la sora Pinuccia con le figlie, Genny e Raffaella...

Passavano i minuti, a volte le mezz’ore, mentre l'ascensore continuava cigolando il suo lento saliscendi, e il signor De La Roche osservava passargli dinanzi un'intera popolazione di condomine frettolose.

La voce si era sparsa nel palazzo. Giungendo anche alla figlia del vecchio signore e al genero. Al quale, pareva persino di scorgere sorrisetti ironici, quando si trovava a transitare nell'androne con l'elegante suocero. 
Di cui a dire il vero un po' si vergognava, per quei suoi modi ormai così anacronistici.
Cercava allora di convincere il vecchio con tanto di “Fatti furbo! Vedi sennò come ti fregano queste megere, eccheccavolo!”

Ma furbo, fregare, megere, eccheccavolo, non erano parole contemplate dal vocabolario del signor De La Roche, che ascoltato il genero, annuiva cortese. Dopodiché lo salutava, e se ne usciva pacifico per le sue commissioni.

Lasciando che la situazione rimanesse del tutto immutata.
Ovvero gentilezza, pazienza, saluti. 
E lunghe attese mentre il mondo intero gli passava avanti.

Giunse infine la bella stagione.
E con le prime giornate di primavera il signor De La Roche manifestò il desiderio di tornare per qualche tempo nella sua vecchia casa isolata. Preparò con cura i bagagli, riordinò la sua camera, dopodiché prese un treno, poi un autobus, e raggiunse il piccolo paese dove aveva a lungo vissuto negli anni di studio e ricerca.

Fu una bella estate. Di nuovo tanto tempo per le sue lunghe riflessioni, e poi passeggiate all’aria aperta, chiacchiere con i vecchi amici, i suoi libri...
Quasi non si era accorto fossero passati diversi mesi.

Glielo ricordò la figlia, nei giorni dell'ormai tardo autunno, pregandolo di tornare. “Manchi tanto a tutti” gli diceva al telefono “Alla piccola in special modo. Sapessi con quanta insistenza chiede del nonno...”

Sensibile al richiamo della nipotina il signor De La Roche chiuse nuovamente la sua dimora per migrare ancora una volta in quel di Roma, a ricominciare con file mattutine e giochi pomeridiani.
Trovò ad accoglierlo alla stazione il genero e chiacchierando degli ultimi avvenimenti si avviarono in auto verso casa per raggiungerla poco dopo.

Erano le ore centrali del mattino. Quelle della massima affluenza delle madame all'ascensore.
Scesero dall’auto. 
Il vecchio precedeva il giovane di qualche passo, mentre quest'ultimo, visto da lontano il capannello di donne in attesa, cincischiava con le valige, avendo rammentato con un certo disagio, le ormai famose vicende dell’ascensore.

Entrò alfine, rassegnato anch’egli ad una lunga attesa.
Ma mai, mai si sarebbe aspettato quello che invece avvenne, e che lo rese testimone e cantore di questa storia che fino a qui oggi è arrivata.

Perché il portone sbatté.
Le donne si girarono.
E accadde il prodigio.
La sora Nuccia con Livia e Assunta, la sora Rosa, e persino la sora Pina con Genny e Raffaella, ovvero il popolo delle eternamente de prescia, vedendoli entrare, si aprì in due ali, come il Mar Rosso di fronte a Mosè, lasciando transitare il signor De La Roche seguito da un incredulo genero, mentre le donne, sinceramente felici di rivedere il loro eroe, lo salutavano loro, con tanto di inchini e benedizioni, e gli tenevano aperta la porta per permettergli una più agevole entrata e lo invitavano a salire.

Lui, suo genero, le sue valige. E il suo sorriso gentile.

 ***



Questa del signor De La Roche è una storia vera (della quale ho solo cambiato pochi particolari).
È quasi una storia di famiglia, avendola sentita tante volte raccontare dal mio babbo, al quale l'aveva riportata lo stesso genero del signor De La Roche. 
E poiché il racconto avveniva in special modo durante i pranzi o le cene delle feste natalizie, ho avuto voglia di raccontarla a voi proprio oggi. Come fossimo seduti a mangiare assieme. 
Con un augurio di gentilezza, e un saluto affettuoso che, attraverso lo spazio ed il tempo, possa raggiungere l'anziano professore pazientemente in attesa di fronte all'ascensore :)


11 commenti:

  1. Ma che storia meravigliosa! mi vien voglia di conoscerlo il signor De la Roche!
    Ed è vero, quanso si semina, poi si raccoglie!

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    1. Ops... non voglio essere anonima, sono Donatella!

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    2. Grazie Donatella! Il signor De La Roche non è più di questo mondo da tanti anni, ma penso che da qualche parte, io suoi semi stiano dando ancora fiori :)

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  2. cara tiziana, i regali che durano a lungo, fin da bambina, sono quelli che amo di più. così questa storia mi accompagnerà per tanto, tanto tempo.

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    1. ne sono felice Valentina. ma credo che il signor De La Roche lo sarà ancora di più... :) un abbraccio!

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  3. Le tue storie mi rapiscono sempre, così come il il tuo narrare fluido mi coinvolge e immancabilmente "vedo" ciò che descrivi... che dono meraviglioso possiedi, grazie per aver condiviso questa storia di Natale...auguri anche a Te e molti baci
    Monica

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  4. Ma come faremmo senza le tue storie cariche di magia e delicatezza? Grazie per aver condiviso questa bella storia raccontata dal tuo babbo,e grazie per averla condivisa così, tutti assieme seduti a tavola. Un abbraccio e tanti auguri
    Carlà

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    1. Carlà! grazie! sono contenta che il Signor De La Roche sia passato anche da casa tua :) un abbraccio e carissimi auguri!

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  5. Thanks for sharing, sweet Tiziana:)
    Auguri, in ritardo, in anticipo, sempre auguri!:)

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    1. thanks you too my dear luly :)
      e auguri di bei giorni a te!

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grazie per i commenti che lascerete :)
seppure non sempre riuscirò a rispondere personalmente a tutti, sappiate che apprezzo molto che qualcuno decida di spendere un po'; del suo tempo a farlo.
tiziana

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