lunedì 6 maggio 2013

679 - Mi ispirano le mani

Ero nervosa stamani, irrequieta. Forse uno scampolo di strani sogni mi era rimasto impigliato ai capelli, tenendomi appesa, da qualche parte. E non sempre mi piace stare sospesa da qualche parte, specie se non sono io che l'ho deciso, ma uno dei miei strani sogni. 
Quando sono nervosa, irrequieta, sospesa, ho scoperto che vedere immagini che mi piacciono, che mi rilassano, mi fa stare bene, mi riporta in stato di grazia. 
Più di ogni altra cosa sono forse sempre le immagini che mi curano. 
Così appena ho avuto un attimo di buon tempo mi sono collegata alla mia bacheca più amata di Pinterest, inspire me, e mi sono lasciata ispirare e riportare a casa dalle sue immagini. 
Specie da quelle che rappresentano mani.

Sono affascinata dalle mani. Trovo siano la parte più vera di una persona. C'è chi basa la sua prima impressione sullo sguardo, sulla camminata, sulla postura. Io mi baso - molto - sulle mani. Le mani non ingannano quasi mai. Sulle mani ci sono scritte le nostre abitudini, sono registrati i ricordi,  scorre la nostra storia. Anche se stanno ferme, dicono tantissimo. Se poi iniziano a muoversi narrano più di un libro. 
Probabilmente non sono la sola a leggere le mani. Chissà quanti di voi che state leggendo adesso me, praticate lo stesso tipo di interpretazione.

E così, stamani, ho lasciato che immagini di mani curassero la mia inquietudine, soffiassero sulle mie nubi.


Mani raccolte in grembo,  piene di grazia,



 
 mani che aiutano il vento a soffiare in un abito



le mani di Biancaneve - subito dopo, subito prima,



 mani che si fanno rami,



 
 e nido,



 mani che giocano col sole,


mani che si tengono ancora



mani che aiutano a leggere - vecchi accoglienti libri,



mani che raccontano.


***

Ricordo che una volta, anni fa, stavo navigando su uno dei battelli che raggiungono paesi e località sulle coste dei dintorni. 
Era un giorno della prima estate, non c'era molta gente a bordo: qualche turista in anticipo sulla stagione e un gruppo di anziani francesi in gita, forse una trentina di persone. 
Il sole era accecante, avevo così abbassato la tela del mio cappello, mentre ci avvicinavamo alla costa per raggiungere uno dei posti di fermata, quello dove sarebbero scesi i francesi. Che infatti avevano iniziato a prepararsi raccogliendo le loro cose. 
Io avrei proseguito, potevo così rimanermene tranquilla sulla panca di prua, appoggiata al legno caldo della barca. 
Con la tesa del cappello abbassata, non potevo vedere in quel momento il paesaggio di fronte, né i visi delle persone che si apprestavano a scendere, ma avevo una vista privilegiata sulle loro mani. Che mi sfilarono tutte di fronte, mentre loro raggiungevano la passerella di discesa. 
Che momento irripetibile! Ero ammaliata e affascinata da questo passaggio di mani!
La discesa da una barca avviene in modo lento, c'è da fare attenzione, specie per un attimo, quello del primo passo verso la terra; si è sospesi in quel momento tra il bordo e la passerella, e specie se chi sta scendendo non ha l'agilità della gioventù tutto avviene con molto indugio. Dando a me tutto l'agio per poterle osservare bene quelle mani, che in alcuni casi mi si soffermavano di fronte anche piuttosto a lungo. 
C'erano mani quiete, altre più ansiose, alcune molto segnate dagli anni e dal lavoro, altre più levigate e curate, alcune nude, altre con una consumata fede nuziale, altre ancora con due fedi, una sovrapposta all'altra; due mani si tenevano per mano, una indossava vecchi anelli di oro brunito, un'altra un vecchissimo orologio dal cinturino nero... Non potevo fare a meno di pensare a quanto avessero accarezzato e curato, quanti orli avessero cucito, quanta farina impastato, quante viti avvitato, quanti pacchi trasportato, quante serrature avessero aperto, quanto si fossero massaggiate una con l'altra, quanto si fossero agitate litigando, quanto avessero colpito con ira un'altra creatura, quanto si fossero fatte nido, e infine raccolte quietamente in grembo.
Con molta determinazione mi ero imposta di non alzare lo sguardo: non volevo vedere i volti che a quelle mani appartenevano. No, di quelle persone incontrate per caso in un giorno di prima estate, io volevo conoscere la storia attraverso le mani che mi passavano davanti. 
Scesero tutti. La barca si allontanò dalla costa e riprese la navigazione. 
Io rimasi con la schiena appoggiata al legno caldo della barca e la tesa del cappello abbassata, pensando che un'occasione del genere era stata un regalo unico. 
Ancora oggi le ricordo, tutte quelle mani. 

***

(tutte le immagini sono tratte da Pinterest. cliccando su ognuna delle foto, nella bacheca stessa, potrete giungere alle sue fonti)

8 commenti:

  1. è proprio vero, sempre più me ne convinco, che se anche tu non avessi scelto di seguire la tua vocazione artistica (sia mai! saremmo tutti molto più tristi e più poveri, se così fosse stato), lo saresti stata lo stesso, un'artista. è il tuo modo di guardare il mondo e di osservarlo, i tagli del tuo sguardo che si concentrano su particolari così singolari, così parlanti, così individuali, che ti rendono un'artista. e che ti avrebbero resa tale anche se avessi scelto di non esserlo - non coscientemente, almeno.
    per fortuna che invece hai detto sì alla voce che ti chiamava.
    poi un artista, secondo me, per esser veramente tale, deve anche aver voglia di comunicare agli altri le sue visioni e riuscire a raggiungerli, gli altri, ad irretirli, a conquistarli, a sedurli, a far balenare davanti ai loro occhi se non proprio la realtà che vede lui almeno il suo riflesso.
    e tu ci riesci così bene. quella sfilata di mani francesi le ho viste anch'io - e grazie a te.
    un abbraccio

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    1. Alessia... che posso dirti se non grazie? ed è vero che tutto passa anche dalla voglia di condividere. conosco infatti persone dall'indole anche molto più artistica della mia che non sentono il bisogno o il desiderio di condividere nulla di ciò che vedono o sentono. a me fa piacere invece farlo, tanto - almeno il più delle volte. è come uno scambio, lo considero così. grazie ancora, un abbraccio papero!

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  2. http://blog.art21.org/wp-content/uploads/2010/06/bourgeois-portrait.jpg

    al volo, e in altre faccende affaccendata, ma ci sono :)

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    1. che foto splendida Barbara! riesci sempre (sempre!) a mettere nelle tue risposte un tuo tocco che diventa completazione. grazie! (e buone faccende! :))

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  3. L'inquietudine spesso porta ai nuovi sbocchi . Cercando la serenità magari si trova una nuova ispirazione creativa. ..... La tua raccolta di immagini è come un racconto. Bello!

    Goga

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    1. proprio così Goga: questo è esattamente quello che mi è successo oggi. niente di quello che ho scritto era stato programmato, fino a che non ho visto quelle foto che hanno aperto la strada ad un ricordo. grazie!

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  4. Ripasso qui da te stamattina per osservare beatamente le foto che hai raccolto per te e per noi prima di iniziare a lavorare..
    Bello l'uccellino nel suo nido.
    Un abbraccio!
    Sissa

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    1. Sissa, scusa, mi era sfuggito il tuo commento! Grazie cara un abbraccio e buona domenica!

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grazie per i commenti che lascerete :)
seppure non sempre riuscirò a rispondere personalmente a tutti, sappiate che apprezzo molto che qualcuno decida di spendere un po'; del suo tempo a farlo.
tiziana

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