mercoledì 30 giugno 2010

410 - le ore di Caterina



In questi giorni tra Giugno e Luglio, nell'anno Millenovecentoundici, una donna, Caterina, si trova allo scadere della sua terza gravidanza.
Ventisette i suoi anni.
Sette passati come sposa, cinque come madre.
Madre di due figlie magre e crespe di capelli, Caterina vive la lentezza del suo tempo.
Mentre sempre uguali avanzano i suoi giorni. E le sue ore.

Che ogni anno, in questo periodo, come per una sorta di remoto richiamo, non posso fare a meno di immaginare. Come in una narrazione fatta dalla sua stessa voce. Che per la durata di questa breve storia si intreccia con la mia.

Le ore di Caterina.

Il mattino.  
Le ore lunghe.

Ancora è buio mentre attingo l'acqua con le brocche su alla fonte.
Torno poi a casa lentamente, l'orlo della gonna che struscia la strada polverosa.
Piano per la pancia enorme.
Pianino per non versare neanche una goccia di liquido prezioso.
Acqua sacra. Acqua pesante.
Acqua di caffè.
Di sapone per lavare le mie figlie.
Acqua fresca per queste braccia stanche.
Un ultimo tratto in salita e sono a casa.
Due scale, giungo sulla soglia. Mi fermo.
Un attimo ancora qui sola con me stessa e i miei pensieri.
Così lievi a quest'ora.
Così leggeri: i pensieri di una ragazza.
Una ragazza che guarda attraverso questo nero tutto attorno.
Nero dell'onda sulla riva, proprio qui sotto.
Nero di case addormentate. Nero di nuvole basse.
Con l‘urlo di un uccello, apro la porta, varco l’uscio, entro.
La stanza è calda, sa di notte, di respiri.
Nella penombra mi guardo riflessa nello specchio dell’entrata: dono di nozze della mia madrina, il primo in cui mi vedo tutta.
Lenta passo le dita tra i capelli, occhi incollati a occhi, sguardo scuro come la notte qua fuori.
Che proprio ora inizia appena a scolorare.
Ma un attimo, per favore, un attimo ancora, l’ultimo solo mio, a passarlo con le mani sui reni, stirando la schiena a sollevare questo ventre teso.
Un ultimo sguardo.
Con un sospiro entro nella stanza del marito.
Gli porgo il buongiorno, i vestiti, l'acqua fresca.
E, sono già finite queste ore solo mie.
Adesso c'è da fare.
Da scuotere lenzuola.
Da baciare gli occhi delle mie bimbe perché si sveglino con un sorriso.
Ci sono da intrecciare dei capelli. Pettinando piano, che fa male.
Mentre canto quella buffa cantilena che tanto fa ridere queste mie figlie.
Poi c'è una casa da rassettare, polvere da spazzare fuori.
Finestre da aprire.
C'è un cuore in più da ascoltare, mentre pulsa forte dentro di me, a rammentarmi che ci sei.
 

Il pomeriggio.
Le Ore brevi.

L'orologio gira veloce.
Il sole è ancora alto sul mare.
E l’afa non mi dà tregua.
Soffio via il mio fiato, che solleva, unico alito di vento, una ciocca di capelli uscita dalle forcine.
Forza Caterina, me lo dico da sola.
Su, che queste sono le ore del bucato da stendere.
Delle lenzuola da rammendare.
Delle figlie da tenere d'occhio mentre giocano sull’uscio.
Di mia madre in visita, che mi accarezza brusca, e mi domanda cosa ho preparato per la cena.
Delle chiacchiere con le altre donne che passano, entrano, e mi toccano la pancia, e mi dicono, e vogliono sapere.
Delle mani sapienti della levatrice, che mi stende sul letto e mi fruga nella carne, a sentire la testa del bambino: ancora alta, dice, guardando mia madre. 

Io invece chiudo gli occhi non guardo. Non guardo nessuna delle due.
Ascolto solo. Il fruscio delle lenzuola, l'acqua con cui la levatrice si lava le mani, il ticchettio della sveglia, il lamento di un cane che arriva dalla campagna, le voci di un paio di pettegole che sono entrate con la levatrice e ora, dietro la porta, tirano a indovinare il sesso del bambino e il suo primo respiro.
 

La sera.
Le ore stanche.


Fuori si è levato il vento caldo di Giugno.
Dentro,  è il tempo della cena da consumare tutti assieme.
Il marito mi guarda mentre gli servo la minestra.
Le bambine parlano, sedute tra noi.
Poi lui accende un sigaro, mentre per me è l'ora dei piatti da lavare.
Delle figlie da far addormentare.
Delle parole scambiate tra lui e me.
Delle stelle da guardare mentre le chiudo fuori dalle mie finestre - mi piacerebbe saperne i nomi.
Dei pensieri da pensare quando di nuovo è buio.
E posso stendermi tra le lenzuola ruvide.
E allora lo sentirò muovere questo esserino vivo nel mio corpo morbido.
Chissà se sarà un maschio questa volta.
O ancora una femmina uscirà da questa donna, fatta di me, fatta come me, a succhiare avida il mio seno.


La notte.  
Le ore segrete. 

Ore di silenzio.
Di bisbiglio.
Di capelli sparsi sul cuscino.
Di gambe scoperte.
Di pensieri e desideri.
Di cose che non capisco.
Di cose che ricordo.

Di cose che vorrei dimenticare.
Cose accadute tra queste case alte di mare.
Abitate da noi gente di mare, di questo piccolo paese.
Un niente sperduto in questo mondo del Millenovecentoundici.
Buonanotte marito.
Dormi, Caterina.



***

Meno di un mese dopo, in quel letto di sposa nascerà la sua terza figlia.
Un'altra crespa di capelli sguscerà tra le sue gambe.
E' il ventisette Luglio.
Costellazione del Leone.

La bambina è mia nonna.
Un nome di cinque lettere.
Passo veloce e belle mani.

E in quello stesso letto, sei anni dopo, Caterina chiuderà gli occhi al mondo.
L'epidemia Spagnola, portata da guerra e miseria, le serrerà le labbra e le mani sopra il petto.


Da pochi mesi ho avuto il mio primo figlio maschio.
Unico uomo nato da me.

Così piccolo ancora nella culla.
Che male lasciarlo.
Che rimpianto, salutarli tutti.


E chissà se negli ultimi pensieri avrà indugiato ancora nella fresca aria del mattino, con la gonna che struscia le strade, e le stelle che sbiadiscono nel cielo - mi pacerebbe saperne i nomi.

In quelle ore così sue.
In queste ore così mie.


Caterina.
La sua storia porta alla mia storia.
Il suo sangue è il mio sangue.


Le sue mani, le mie mani.
E la mia voce, oggi si è intrecciata con la sua.

Mentre i miei sogni sono ancora da qualche parte a galleggiare tra le stelle di quell'estate del Millenovecentoundici.

***

in ricordo della mia sconosciuta bisnonna Caterina R.


domenica 27 giugno 2010

409 - le foto salvate (due volte)

oggi era giornata di pulizie.
pulizie di vecchie foto.
foto che tengo in una cartella dove raccolgo via via quelle che ritengo più significative, suggestive, quelle sulle quali avrei qualcosa da raccontare.
solo che poi non sempre tutto va come previsto, e accade che per mancanza di tempo, modo o voglia, alcune immagini sulle quali magari inizialmente avevo grandi -o piccoli- progetti, rimangano poi lì in attesa quel tanto di troppo che me le fa dimenticare.
e quando, magari dopo mesi, le riguardo, quel certo non so che di immediato è passato, oppure ripensandoci non mi sembra più così interessante, e insomma, per farla breve, le elimino.
decine di foto hanno avuto questo infausto destino.
scattate, riviste, aggiustate, o pasticciate... e dopo mesi cestinate.
stamani però qualcosa di diverso è scattato.
il mio cuore di dea Kali deve essere stato toccato nel punto della compassione.
tanto che ho deciso di dare loro quello che loro spettava.
il breve momento di attenzione. quel tanto che basta per ricordare la storia che hanno, per un attimo, rappresentato.
non le metterò tutte in questo post, sarebbero troppe.
ma non le eliminerò nemmeno.
qualcuna di loro sarà qui oggi. qualcun altra, forse, lo sarà prossimamente.
ma cestinate senza pietà no. non oggi almeno :)
e dunque, vediamo cosa abbiamo, e se ancora ricordo il perché e il percome:

questa è la vetrina di una vecchia bottega davanti alla quale non posso fare a meno di fermarmi ogni volta che ci passo. si tratta di una merceria che credo non veda rimodernamenti da quando è stata aperta. è uno di quei negozi dove si trova quasi di tutto, nel suo genere. e la vetrina è uno di quei posti immutati, uno degli ultimi rimasti, che mi ricordano in qualche modo il salotto de l'amica di nonna Speranza.


questa invece l'avevo scattata un ventoso pomeriggio durante una passeggiata al parco.
di tutta la scena mi piaceva quella figuretta appoggiata alla ringhiera sul fondo.
da lontano non riuscivo nemmeno a capire se fosse un uomo o una donna.
stava là, guardando il mare, mentre un cane andava e veniva in un matto girotondo che andava dai suoi piedi al centro del prato.


queste sono le cime degli ippocastani che vedo dalla finestra della mia cucina.
gli ippocastani sono tardivi nel mettere le foglie.
lo fanno pigramente, a maggio inoltrato.
e non posso fare a meno di immortalare ogni anno quel verde che ritorna, e che, per i pochi giorni della rinascita, trasforma un anonimo piazzale in una bella piazza parigina.


questa è la prima peonia sbocciata quest'anno in giardino.


e questa è la tartaruga max.
che quando ci sente passare si mette a correre con la sua lena di tartaruga, ci raggiunge, e un po' affannata ci appoggia la testa sui piedi, e attende con fiducia finché non le accarezziamo lievemente la tenera sottile pelle che sta sull'incavo del suo vecchio collo di tartaruga.

ed ecco le foto salvate.
salvate due volte.
la prima, quando ho deciso metterle nella cartella delle promesse.
la seconda quando ho deciso di ripescarle dall'oblio cui erano destinate.
mi sento molto buona ;)

e buona domenica a voi passanti :)

giovedì 24 giugno 2010

408 - miniatura

ne crescono in numero impressionante qui in giardino.
semi sparsi da antichi alberi di cui si conserva ancora traccia in queste minuscole figlie.
preferiscono stranamente i vasi.
ma ne trovo ovunque, e ogni giorno. basta cercare un po'.
questa era proprio qui accanto alla portafinestra, nata da pochi giorni nel vaso di un ficus.
è minuscola, sarà appena tre cm.

eppure, se ben la osservate, ha già in sé le sue proprie caratteristiche.
nel disegno delle minute foglie.
nel modo in cui si dispongono i rami in miniatura.
forse ne avete già vista qualcuna appena nata e allora sapete di cosa sto parlando?

così non fosse, osservatela bene.
custodisce la potenzialità di albero maestoso.
che sa recare agli occhi e al cuore molta gioia nel periodo in cui il buio dell'inverno inizia appena a scolorarsi.
avete capito chi cosa si tratta?
ve lo dico?





suspance...








suspance... ;)










lo dico?









o lo state già dicendo voi? :)









è una mimosa.
un minuscolo perfetto germoglio di mimosa.
con in sé tutta la potenzialità degli alberi della sua specie.
con in sé la promessa di un giallo futuro. e rami possenti. e bel tronco poco rugoso.
ecco qua svelato l'arcano.

la conoscevate così appena nata?
oppure avevate capito osservandola?
ditemi :)

lunedì 21 giugno 2010

407 - solstizio d'estate


la trama dell'albero - tiziana rinaldi - 2009

il sole oggi si ferma per una breve pausa nel suo viaggio.
una pausa che ci invita a riflettere sul suo significato.
nel tempo dell'abbondanza entriamo dalla porta degli uomini (etain addey) quella che ci condurrà nel lungo percorso di discesa.
buona piccola sosta.
buona entrata nella porta degli uomini.

***

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'Estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle corallo ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
(Costantino Kavafis - Itaca)

domenica 20 giugno 2010

406 - 100 case abbandonate

forse sapete già della mia fascinazione per le case abbandonate.
questa foto ritrae una di quelle che costantemente incontro camminando nei boschi e nelle radure qui attorno.
non potevo dunque rimanere indifferente al progetto 100 abandoned houses nel quale il fotografo kevin bauman documenta il lento degrado della città di detroit.
le ho osservate molto attentamente, una per una, queste cento (in realtà qualcuna di più) immagini di case che furono costruite, abitate, vissute, abbandonate.
ognuna con la sua forma particolare. la sua luce particolare.
i suoi ricordi di quella stanza da dove si vedeva tramontare il sole.
del silenzio nelle notti d'inverno.
dei passi leggeri sulle assi del pavimento quando ancora non è mattina.
...
vi lascio il link.
affinché possiate anche voi, in questa strana domenica quasi autunnale, passeggiare tra le cento case abbandonate di detroit.

martedì 15 giugno 2010

405 - le ultime piogge di primavera







sì, lo so che ne è venuta giù tanta.
e lo so che rischio una qualche forma di linciaggio nell'affermare quello che sto per affermare.
ma a me un po' già manca.
così con queste immagini delle ultime piogge di primavera che risalgono ormai a circa un mese fa, spero di ispirarla. di invitarla.
torna. giusto un pochino. anche fosse solo qui sopra casa mia.
mi va di risentire come cadi sulle foglie. come le pettini. come profumi la terra. come riempi il silenzio della notte.
torna. anche solo per pochi minuti.
pioggia.
(lo so, lo so cosa rischio... ;))

domenica 13 giugno 2010

404 - fortunato numero 21 che...

... appartiene a Monica Fe!
estratta da un generatore random ieri sera alle 00,03.

ecco qua. fatto.
l'invito, la mappa e il libro sono pronti a partire.
i preparativi per la festa procedono, Nina sta preparando il vestito.
a tutte voi ancora grazie, e alla prossima!

sabato 12 giugno 2010

403 - a San Gallo che protegge il sonno

Un mio parente eremita
in cui mi identificai più che parzialmente
scrivendo il lungo poemetto "Biglia"
fu l'ultimo tuo compagno nell'auscultazione
di certi sistemi del silenzio
di certe microvocalità stellari
dentro la "celluzza sospesa sospesa sospesa
su nell'altissimo dei colli alati"

Il mio caro parente scendeva in paese
a portar nuove del vicinissimo
eppure smarrito come in binari di prospettive
Sanctus Gallus
Lo avviarono poi alla casa di riposo
giù in pianura, dalle spalle gli tolsero
il prezioso sacchetto in cui
molto egli questuando accoglieva di ciò
che è benigno nel prossimo nostro
per devolverlo a profitti senza misura
entri i celesti caveux.

Ora - Sancte Galle -
per terrazzi di sogni e soprassogni
non sempre soleggiati
ma non sempre piovosi e sdrucciolevoli
e pur sempre di nevi consapevoli
a te salgo talvolta
a te che il minimo e birichino
sonno concedi ai bambini incattiviti, ai neonati bisbetici,
che poi per tua grazia chinano il capo sul
collo della madre e sorridono
al sorriso di lei, ciascuno
come dentro la propria Ecloga Quarta,
come nel presentimento
di ogni più strabiliantissimo
e rasserenantissimo evento

S.G.: Sia il sonno in cui tu mi recuperi
delicato impossibile elegante
come l'attuale tuo modo di esistere.
(Andrea Zanzotto - da San Gal sora la sòn - in Idioma)

buonanotte...

giovedì 10 giugno 2010

402 - passeggiata al parco

senza mai potersi sedere, causa panchine tutte occupate ;)

***

grazie per l'affettuosa partecipazione al giveaway!
ci sono ancora due giorni per prenotare il biglietto. e poi chissà...
nina e io siamo molto curiose di sapere chi ci raggiungerà, nella magica notte di festa...

sabato 5 giugno 2010

401 -un invito speciale per la festa d'estate! (giveaway!)

(accade proprio in questi giorni...)

Una mattina, Ninablu, riceve una busta con tanto di francobollo e timbro postale.
Viene dal villaggio ed è indirizzata Alla Riveritissima Ninablu della Scogliera.
Nina la apre.
Dentro un biglietto bianco, molto elegante.

La riveritissima Signoria Vostra Ninablu
è invitata a partecipare alla Festa D'Estate
che si terrà in Piazza per tutti i Venti
la sera del 23 Giugno

firmato
Il Comitato Organizzatore

- Oh oh!- esclama Ninablu.
- Come tutti gli anni.

***

e infatti questo è quello che accade tutti gli anni, tutti gli esattissimi anni, da anni e anni.
e accade in questo periodo.
Nina riceve l'invito.
e inizia i preparativi per questa grandiosa celebrazione.

***

quest'anno però accade anche una cosa nuova.
ovvero, l'invito, verrà inviato, per la prima volta, in via del tutto eccezionale (concessione fatta alla migliore amica di Ninablu) a qualcuno che sull'isola non vive.
e questo qualcuno (forse state iniziando a capire...) verrà scelto dal caso.
dal caso, tra tutti coloro che si prenoteranno.
come?
rispondendo proprio qui sotto nei commenti, con la frase "vorrei partecipare alla festa d'estate".
ecco. tutto qui.

***

capito? :)
traduco: sta iniziando oggi un nuovo giveaway, il cui premio in palio è proprio l'elegantissimo biglietto d'invito, con tanto di francobollo e tutto il resto.
chi vuole partecipare sa quello che deve fare.

***

ah.
ho pensato di accludere all'invito una stampa, firmata e datata, della mappa dell'isola.
non si sa mai, doveste perdervi nel raggiungere la Piazza per tutti i Venti.
metterò anche una copia del libro, così potrete leggere cosa accade sull'isola quella sera.
e farvi un'idea di quello che vi aspetta.

vi aspetto allora.
potete prenotarvi a partire da adesso, fino alla mezzanotte della sera di sabato 12 Giugno.
il giorno dopo, la migliore amica di Ninablu, provvederà ad estrarre il nome del fortunato vincitore.
che riceverà a casa invito, stampa della mappa dell'isola firmata e datata, e libro.

adesso scappo.
che sull'isola fervono i preparativi.
e alle migliori amiche (anche quelle pigre) tocca andare ad aiutare.

venerdì 4 giugno 2010

400 - dedicato alla luna

quattrocentesimo post!
chi l'avrebbe detto (che sarei arrivata tanto avanti!).
e io questo bel numero tondo lo voglio dedicare alla luna.
con la seconda parte dei suoi nomi.
perché se le lune del mese hanno un nome, questo caratterizza anche ogni luna dell'anno.
in modo poetico ed evocativo.
leggeteli, ascoltateli... e mi saprete dire se non è così.
prima di iniziare una piccola nota: le lunazioni iniziano sempre con la luna nuova di marzo.
quindi il primo nome corrisponde alla luna di marzo.
andando avanti con ritmo lunare, seguono tutte le altre.
prima lunazione: di primavera.
seconda lunazione: della foresta.
terza lunazione: dell'opulenza.
quarta lunazione: delle praterie.
quinta lunazione: d'oro e d'argento.
sesta lunazione: del sole.
settima lunazione: degli aromi.
ottava lunazione: del fuoco.
nona lunazione: delle braccia tese.
decima lunazione: dell'alchimia.
undicesima lunazione: del sonno.
dodicesima lunazione: del sogno.
tredicesima lunazione: dell'occhio che si chiude.
... e il ciclo ricomincia...
non voglio dilungarmi oltre con la descrizione del significato di questi nomi.
vengono dalla tradizione popolare, e il bello, potrebbe essere proprio soffermarsi su ognuno di loro, ripeterne il suono, pensare a quando cade durante l'arco dell'anno, e cercare da soli significati e assonanze.

e, con un grazie di cuore a chi mi segue dal primo, dal cinquantesimo, o dal trecentonovantanovesimo, a chi è andato, a chi è tornato, a chi ogni tanto passa, a chi arriverà, insomma a tutti voi che mi tenete compagnia qui, l'augurio di buona lunazione dell'opulenza!

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