mercoledì 14 maggio 2008

92 - le mele vecchiette


mi piace l'aspetto delle mele vecchiette.
tutte grinzose di pelle, che anche a toccarla si raggriccia sotto le dita.
al gusto è farinosa, tiepida, limonina con una punta d'amaro.
sa ancora d'inverno.

giovedì 8 maggio 2008

91


dove l'albero si incontra con la terra, il tronco ha formato un minuscolo lago.
nell'acqua galleggia una foglia.
si specchia l'albero accanto.

martedì 6 maggio 2008

90 - perdersi nel bosco e nella pioggia



Come ci si accorge di aver sbagliato sentiero?
Forse è il silenzio, che si fa più intenso.
Forse le ombre che si allungano.
Mentre crescono il senso di mistero e smarrimento...

Questo è ciò che ci è accaduto ieri.
Tornando da un'escursione, (avevamo raggiunto un piccolo santuario sull'alta via dei monti, un luogo mistico e solitario) mentre lentamente scendevamo lungo una linea di crinale ci siamo resi conto che non stavamo andando esattamente dove avremmo voluto andare.
Ovvero a casa.

Stavamo invece percorrendo un tratto lungo la costa di un monte, un tratto fitto di alberi frondosi, e di foglie ancora dell'autunno tutte in terra.
Un tratto che sembrava continuare così all'infinito, non lasciando intravedere nulla di conosciuto in lontananza.
Solo questo fitto di alberi, e un silenzio sempre più immoto.
Come se il bosco si fosse fermato a guardarci.

Il pomeriggio stava avanzando, la sera avrebbe potuto coglierci da un momento all'altro.
Occorreva tornare velocemente indietro, e compiere una scelta alternativa.
Cosa che abbiamo fatto, questa volta indovinando il giusto cammino.
Che si è manifestato nella sua esattezza, dopo pochi passi percorsi.
Tutto dava l'impressione questa volta di essere sulla giusta via.
Eravamo in salvo.

Eppure...
eppure, durante quel tratto percorso nell'indecisione, il senso di smarrimento non era un sentimento completamente spiacevole.

C'è, evidentemente, nel perdersi nel bosco, un senso di selvaggio che attrae.
Perdere la nozione dello spazio.
E poi del tempo.
Non riconoscere nulla di quello che abbiamo attorno.

E, pur sapendo bene che laggiù in fondo, da qualche parte ci sono le case e le vie frequentate dai cittadini, non sapere assolutamente come raggiungerle.

O forse è solo fingere di non sapere?
Chissà.
Qualche volta dovremmo forse indugiare nello sperdimento...

*******

L'ascesa cui ho fatto cenno precedentemente, ci aveva portato a questo piccolo santuario perso nei monti.

Un santuario mariano, come molti se ne trovano nella natura selvaggia.
Questo in particolare, apre solo tre giorni all'anno, divenendo meta in quel momento di pellegrinaggi devoti e pranzi al sacco.
Il resto dell'anno è un luogo deserto.
Deserto e remoto.

Attorno, per miglia e miglia solo boschi, prati, animali selvatici, e in lontananza uno scolorire di catene montuose una dietro l'altra.
L'unico segno umano, oltre alla costruzione dipinta di bianco, è dato dai rintocchi della campana, che segnano l'ora e la sua metà.
E pensarla così a suonare nel nulla, è strano.
Nella pioggia, nella nebbia.
Di notte.
I suoi tocchi che si perdono nelle valli e nel silenzio...


*******
Imboccata finalmente la via giusta, certi questa volta che in qualche ora avremmo fatto ritorno a casa, i primi tuoni ci hanno fatto alzare la testa in un misto di sorpresa e disappunto.
In pochi attimi eravamo sotto uno dei più violenti temporali della primavera.
Abbiamo velocemente indossato le mantelline, rallentando allo stesso tempo il passo per adattarlo alle pietre bagnate e scivolose.

Camminando nel bosco sotto la pioggia, viene naturale entrare nell'intimo di noi stessi.
Come a cercare lì un riparo.
Allo stesso tempo però, tutti i sensi sono all'ascolto.
Vediamo gli alberi dalle foglie nuove lavate.
Sentiamo quell'acuto odore di terra bagnata così familiare e rassicurante, poiché è l'odore stesso della vita.
Gli uccelli non tacciono sotto gli scrosci.
Le gocce e i loro richiamo formano un concerto melodico di perfetta armonia.
Tutto attorno minuscoli ruscelli si formano per scendere con noi.

A un certo momento, si apre la radura.
Ed è strano vedere le case laggiù in fondo.
E tanto è buia l'aria di nuvole scure che si sono accesi i lampioni.

Ma non ce ne curiamo.
Tutto sembra così lontano.

Nel bosco, sotto la pioggia, subito dopo essersi persi... :)

sabato 3 maggio 2008

89 - in my town

al mio paese, le strade sono tutte di rincorsa verso il mare

e dalle vetrate di piccoli ristoranti marinari vedi le case, anche al lunedì.


quando sali verso la collina ti accompagnano pietre calde e fiori di campo


e l'acqua del porto è così limpida che si vedono i pesciolini tutti indaffarati del mattino


e le meduse che passeggiano pigre al pomeriggio.
ogni giorno si incontrano i giramondo e i giramari. i primi girano a piedi, i secondi in barca. entrambi sono parecchio contenti di questo loro girare.




una notte i giramondo sono scesi alla marina. e la mattina quando sono partiti hanno lasciato questo in loro ricordo.


al mio paese, ci sono un sacco di porte


e gli alberi disegnano lettere dell'alfabeto


ci sono otto cabine in fila sotto un albero di fico


e questa piccola spiaggia ha scelto di stare proprio sotto casa mia.


sempre al mio paese, randagi randagiano


le vecchie mattonelle, mattonellano


la lavanda fiorisce prima che nel resto del mondo.

al mio paese, il vino è forte e buono, e odora di vento e di salino


gli olivi di mia nonna, sono ancora intrisi di tutte le sue storie, e pure le somigliano

in mezzo al mare c'è la sedia che fu di un gigante.



e infine, al mio paese, se ti siedi di sera, e aspetti, prima o poi una barca ti viene incontro... :)

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