lunedì 20 novembre 2017

797 - Perché a me piace: Aspettaevedrai

Abbiamo tutti, più o meno, una moltitudine di vite parallele che sempre ci aleggiano attorno. 
Sono formate da tutte quelle cose che avremmo voluto o vorremmo fare e non possiamo, per svariati motivi, primo fra tutti perché non possiamo fare tutto. Nelle mie varie vite parallele sono libraia, giardiniera di terrarium, parrucchiera, e molto altro, in posti ben precisi, con tutta una visione molto dettagliata che arriva anche a come sono vestita - e che vi risparmio.

Tutto questo preambolo per dire che mi accorgo adesso che mi soffermo a pensarci, che molte delle donne che ho scelto e scelgo per questo “Perché a me piace” fanno qualcosa che avrei amato fare io in una di queste vite. 

Sicuramente lo fa Sara Arduini di Aspettaevedrai.

Sara, come molte delle mie scelte, è stata un colpo di fulmine, un innamoramento repentino e immediato, un follow messo senza alcuna indecisione sul profilo Instagram dove l’ho conosciuta circa un anno fa. 

Ripensandoci adesso che per scrivere di lei ho visitato in maniera approfondita tutti i suoi canali, quello che ho riconosciuto nel suo lavoro - lavoro che nelle persone di grande ispirazione coincide perfettamente con il modo di essere - è stata la sua nota fondante: la poesia.

Il lavoro di Sara ne è intriso.
Come altro può essere definito l’atto di creare gioielli da cocci di vecchi piatti, fiori o ricordi, se non poesia?

Recuperare, trasformare, ridare vita.
Questo fa Sara nel suo laboratorio di San Polo D'Enza (RE): proprio come l’ape che appare nel suo logo, con l’opera del suo ingegno, dell’istinto e delle mani, trasforma, crea.

Dando vita a poetici monili con alle spalle una lunga storia.

La stessa poesia di questo atto creativo l’ho ritrovata nelle descrizioni che fa dei suoi lavori, nei testi del suo sito e del suo blog, e anche nelle foto che scatta e condivide. 

Una poesia nostalgica e ricca di sensibilità, quella stessa poesia intrinseca nell’wabi sabi, sentimento, modo di essere giapponese, che fa dell'impermanenza, bellezza.

Le linee di monili che Sara crea nel suo laboratorio sono tre:  

Erounpiatto, ovvero collane,  bracciali, orecchini realizzati a partire dai cocci di un piatto vintage

Floralia, ciondoli che racchiudono elementi botanici pressati tra due sottili lastre di vetro

Memorie, ciondoli e orecchini realizzati partendo da vecchi pizzi, merletti, ma anche, nel caso di personalizzazioni, vecchie foto, ritagli di carta, o quanto'altro di delicato e fragile abbiamo a cuore.

Tutti i gioielli sono realizzati a mano con tecnica Tiffany, ovvero una sorta di preziosa rilegatura in rame, stagno e argento. 

Io spero di incontrarla un giorno Sara, magari in un mercatino o a una fiera. La riconoscerò da lontano, una bellissima ragazza dai capelli scuri e tutta una poesia attorno.

 ***
E ora sentiamola Sara, nell'intervista sul suo piccolo mondo, in autunno:

Tu, tutti i giorni

- Cosa c’è sul tuo comodino?
L'ho appena riconquistato dopo tre anni (prima il suo spazio era occupato dal letto della mia bimba attaccato al mio) quindi l'ho immediatamente riempito di roba. Libri, kindle, luce da lettura, crema per le mani, burrocacao, salviettine, quaderno e matita che non si sa mai.

- Raccogli/collezioni qualcosa?
In questo periodo della mia vita praticamente tutto il piacere della ricerca, della raccolta e della collezione lo riverso sui miei cocci. Il mio luogo preferito sono ovviamente i mercatini dell'antiquariato e il mio occhio è allenatissimo a trovare piatti sbeccati o difettosi, ma mi sento fortunata anche quando trovo vecchie scatole portagioie e libri e riviste femminili d'epoca. In estate invece, non resisto alla tentazione di setacciare le spiagge alla ricerca di conchiglie belle, vetri e pezzi di ceramica levigati dal mare.

- Quali sono i tre riti irrinunciabili nella tua giornata?
Almeno una tazza di tè (di solito tre o quattro), il giro ispirazionale su instagram, e le caramelle di menta.

Il tuo lavoro

- Chi/cosa ti ispira maggiormente?
Le nonne, le vecchie foto, la terra, i ricordi, l'Emilia, certa musica.

- Qual è l’aspetto tutto tuo, la polverina magica, ciò che rende il tuo lavoro unico?
Difficile da dire, anzi forse dovrei essere io a chiederlo agli altri. Il mio lavoro forse non è unico, ma è certamente mio. Io ci vedo una specie di continuità, una compenetrazione tra quello che sono e quello che faccio, quello che amo e quello che creo.

- Quale aggettivo ti piacerebbe gli altri usassero per definirti?
Le persone che io ammiro sono interessanti, coinvolgenti, originali, umili, operose. Mi accontenterei di una briciolina di uno di questi.

Il tempo, le stagioni

- Quali suggestioni ti dona l’autunno?
Faccio lunghe indimenticabili camminate solitarie, che però a livello di attività fisica non mi sono molto utili perchè ogni tre metri sono ferma a fare foto. Ed è incredibile come ogni anno i colori di questa stagione mi emozionino ancora come se li vedessi per la prima volta.

- Qual è il tuo cibo preferito in questa stagione?
 Caldarroste!

- E il capo d’abbigliamento cui non puoi stare senza?
Un maglione di grossa lana che si chiude con una cerniera, smesso da mia sorella, informe e forse anche un po' infeltrito. Di una comodità incredibile. Sempre appoggiato sullo schienale della mia sedia da lavoro e pronto ad essere infilato alla prima sensazione di freschino.

Infine

- Raccontaci qualcosa di curioso su di te: un aneddoto, un’idiosincrasia, una passione... qualcosa che chi sta leggendo ancora non sa
Fobie: pennuti, guida nel traffico e in autostrada. Rumori molesti: metallo contro metallo. Cose strane: ogni tanto ancora mi spalmo il vinavil sul palmo della mano come quando ero piccola, ci soffio sopra per farlo asciugare più in fretta e appena si secca pian pianino lo stacco, con quella sensazione inspiegabilmente piacevole.


Potete trovare Aspettaevedrai:

- sul suo sito

- sul suo Instagram

- sul suo facebook

- nel suo shop

***
Grazie di cuore a Sara per essere stata mia ospite, un caro saluto e alla prossima!
(Tutte le foto di questo post sono state scelte da me attraverso i canali di Aspettaevedrai)

martedì 14 novembre 2017

796 - Perché a me piace: L'Atelier sul Brenta

La decisione di seguire Cristina Pedrocco aka L'Atelier sul Brenta è stata per me, poco più di un anno fa, questione di un attimo. È bastata una foto vista per caso su Instagram perché io fossi subito attratta a entrare nel suo profilo; è bastato uno sguardo generale a quest'ultimo perché io diventassi follower.


Ma cominciamo dall'inizio.
Su un canale del fiume Brenta (attenzione, già un'indicazione: fiume femmina), un canale che lunghissimo arriva alla laguna di Venezia, in una vecchia casa raggiunta da una strada pedonale, vivono una ragazza dai capelli biondi, il cane Remus, due gatti.  La vita scorre lenta col ritmo semplice delle stagioni. La ragazza cuce. Un lavoro antichissimo, sacro. Prendersi cura degli abiti che indossiamo. Pensarli, scegliere le stoffe, tagliarli, cucirli. 


Vi fermate mai a pensare a chi ha realizzato l'abito che indossate adesso? Io spesso. E spesso, ahimé, non ne ho la più pallida idea. Posso vedere la marca all'interno, posso sapere più o meno dove è stato confezionato, posso avere notizie sulla composizione del tessuto o il modo in cui lavarlo.
Ma le mani che lo hanno cucito? Quelle che lo hanno spolverato per togliere tutti i residui di fili, quelle che lo hanno piegato per metterlo nel suo involucro? Io, di quelle mani, spesso non so niente. 


Questo non accade con l'Atelier di Cristina. Perché è lei che crea, è lei che taglia i tessuti, è lei che li assembla, è lei che, quando hanno motivi disegnati, li stampa. È lei che poi li confeziona, è lei che li spedisce. E sempre lei cura i rapporti con i clienti, prende nota delle loro misure e delle loro preferenze. Pure se non li incontrerà mai, perché tutto questo avviene a distanza.
Dalle nostre case, a quel piccolo atelier bianco sulle rive di un canale.


E dunque, abbiamo un fiume femmina, una vecchia casa, una ragazza bionda, un cane, mani che cuciono.


Ma non finisce qui.
Perché gli abiti che Cristina crea sono tutti realizzati con tessuti naturali, cotone e lino in primavera e estate, puro viscosa in autunno e inverno, e in modo sartoriale, ovvero, anche con accessori di altissima qualità dai fili ai bottoni. Questo fa dell'Atelier sul Brenta una sartoria etica.


E infine, arriviamo all'ispirazione, a quello che muove il lavoro di Cristina e fa sì che questi abiti ci rimandino ad atmosfere che in qualche modo conosciamo, ricordandoci qualcosa che ci arriva dal nostro passato, dalla nostra essenza interiore. Questo accade perché Cristina si lascia ispirare, oltreché dall'andamento delle stagioni, principalmente da donne che ci hanno lanciato forti segnali, lasciando importanti tracce nella Storia recente, scrittrici, poetesse, giardiniere, ma anche immaginarie protagoniste di grandi romanzi.


E così i suoi abiti hanno tutti un nome legato a una donna o a un personaggio che in molte abbiamo nella mente e nel cuore: Jo, Holly, Anne, Emma, Virginia, Pia, Susanna, Mary, Doris... e tutte le altre che già da lì sono transitate, o in futuro arriveranno.


Ricapitolando: abbiamo un fiume femmina, una vecchia casa, un cane, due gatti, le stagioni che passano lente, scelte etiche e sostenibili,  grandi donne del passato, una ragazza bionda che cuce.


 Per tutto questo e molto altro a me piace l'Atelier sul Brenta.

***

E ora lascio la parola a Cristina Pedrocco che attraverso le risposte alla mia intervista ad andamento stagionale ci racconta un po' di sè e del suo mondo in autunno:

Tu, tutti i giorni

- Cosa c’è sul tuo comodino?
Una lampada Tiffany (minuscola) e un libro su Emily Dickinson.

- Raccogli/collezioni qualcosa?
Oltre i libri amo le ceramiche, soprattutto tazze e teiere.

- Quali sono i tre riti irrinunciabili nella tua giornata?
Il caffè al mattino, la passeggiata con Remus per i campi dopo pranzo e stare sul divano davanti al caminetto acceso la sera. (Almeno in questa stagione). 


Il tuo lavoro

- Chi/cosa ti ispira maggiormente?
La natura, che mi ha sempre ispirata in tutti i campi della mia vita e la letteratura. Soprattutto quella scritta da donne in epoche dove le donne che scrivevano non erano ben viste. Ho sempre ammirato tanto le pioniere.

- Qual è l’aspetto tutto tuo, la polverina magica, ciò che rende il tuo lavoro unico?
Questa è una bella domanda! Credo il fatto di concepire un abito a livello sartoriale e non industriale. Non sono una sarta classica ma cucio in maniera personale quasi a plasmare il tessuto come fosse materia tridimensionale. In pratica ho mischiato ciò che ho appreso alla scuola di cucito con ciò che ho imparato in anni di studi artistici. Non so se mi sono spiegata, non è un concetto facile da raccontare. Però è così che mi piace lavorare, cogliendo lo spirito dell’imperfezione tipica di chi lavora a mano.

- Quale aggettivo ti piacerebbe gli altri usassero per definirti?
Mi piace essere professionale, gentile e attenta al prossimo. Non lo sono sempre nella vita reale, ma nel lavoro cerco di fare al meglio queste tre cose e quando me lo dicono sono davvero compiaciuta. 


Il tempo, le stagioni

- Quali suggestioni ti dona l’autunno?
L’autunno è una delle stagioni che amo di più. Sono una persona da mezze stagioni, questa è quella dell’introspezione, del raccolto, del ritrovare me stessa a prescindere dagli altri. Un periodo irrinunciabile.

- Qual è il tuo cibo preferito in questa stagione?
Le castagne, ne mangerei tonnellate.

- E il capo d’abbigliamento cui non puoi stare senza?
Un grande maglione caldo e avvolgente. 


Infine

Raccontaci qualcosa di curioso su di te: un aneddoto, un’idiosincrasia, una passione... qualcosa che chi sta leggendo ancora non sa
Che anche se sembro una persona un po’ all’antica persa nel suo mondo di libri vecchi e teiere in realtà nell’animo rimango una punkettona. Un po’ nonna papera, un po’ Joey Ramone. Un po’ Beatrix Potter e un po’ Johnny Rotten. 



Potete trovare L'Atelier sul Brenta:

- nel suo blog
- su Instagram
- su Facebook
- nel suo shop

***
Grazie di cuore a Cristina per essere stata mia ospite, un caro saluto e alla prossima!

(Tutte le foto di questo post sono state scelte da me attraverso i canali di Atelier sul Brenta, sono proprietà di Cristina Pedrocco, e raffigurano sue creazioni e immagini di vita quotidiana)


mercoledì 8 novembre 2017

795 - Perché a me piace: Tulimami!

È con immensa gioia che in questo grigio mercoledì così perfettamente novembrino riprendo, come avevo anticipato nel mio ultimo post, una delle rubriche che più ho amato in questi anni di blog: Perché a me piace.

In questo appuntamento, per me sempre speciale, ospito, presento, intervisto, donne creative di cui amo il modo, non solo di lavorare, ma anche di essere, di porsi. Donne che fanno del loro lavoro un'emanazione della loro personalità, creando qualcosa di unico, riconoscibile, di grande ispirazione.

***

Ho il grande piacere e onore di aprire questa nuova stagione di interviste con... Anna Pozzan aka Tulimami!
Anna Pozzan aka Tulimami

Già il nome, Tulimami, e lei stessa, non sono una meraviglia che apre al sorriso?

E difatti: "Ho una missione ben precisa" dice presentandosi "ed ho fatto fatica a metterla a fuoco perché mi sembrava troppo grande e pretenziosa per un piccolo brand come il mio: far vedere la poesia delle cose più semplici e gentili perchè è lì che il mondo diventa più bello."

Grande o pretenziosa che sia, Tulimami riesce pienamente a onorarla, a starci dentro.
Perché il suo è un piccolo meraviglioso mondo di colori, sorrisi, gentilezza, bizzarra tenerezza, bufferia

Attenzione però: quando descrivo questi mondi leggeri e colorati, questi modi di porsi, di creare e lavorare gentili e gioiosi, potrebbe sembrare che io stia parlando di qualcosa di frufru, trallallà, mi metto lì e che ci vuole, un tocco qui e un tocco là, creo il mio brand ed è fatta.
Che ci vuole un corno (con rispetto parlando, come diceva una mia cara zia).

Perché dietro ogni mondo bello, gentile, gioioso, ci sono cura, attenzione, preparazione, ricerca continua della propria unicità e sua aderenza assoluta, continui aggiornamenti, professionalità, e molte (molte, molte) ore di lavoro

Questa è una precisazione che voglio fare subito, perché sia chiaro che non si prescinde da queste doti per poter emergere come queste splendide donne fanno.

Il Tulilab

Nel Tulilab, luogo reale situato a Vicenza, dove Tulimami crea, nasce il suo prodotto più rappresentativo: delicati bijoux in legno tagliato, sagomato e dipinto a mano (su entrambi i lati), ognuno dei quali racconta una storia

Tulimami è bravissima ad inventarne e raccontarle, è un vero dono il suo, e proprio per questa narrazione innanzitutto interiore, può regalare ai suoi personaggi la vita che hanno, e che si esprime in un dettaglio, nello sguardo, nella posa, in un certo modo di sorridere.

Unicorno - collana

Da Tulimami io comprerei praticamente tutto - sebbene abbia già le mie preferenze, tra le quali non so scegliere, e quindi finirà che prima o poi me le regalerò tutte.

La giapponesina - collana

Il pettirosso - spilla

Ma voglio ora lasciare la parola a lei, tramite l'intervista, che se ricordate dalle precedenti, ha carattere stagionale
Le domande sono rimaste pressappoco le stesse, ho giusto cambiato qualcosa, visto che di tempo ne è passato e  così come passano gli anni cambiamo noi e il mondo che ci circonda.

Barchetta - spilla blu e rosa cipria

E dunque ecco a voi Tulimami in autunno.


***

Tu, tutti i giorni

- Cosa c’è sul tuo comodino?
Un paio di romanzi, il diario One line a day (è un diario che dura 5 anni ed ogni anno ricomincia, così ogni giorno puoi leggere cosa hai scritto nello stesso giorno gli anni precedenti) e la crema per le mani.
    
- Raccogli/collezioni qualcosa?
Non faccio collezioni ordinate e metodiche, ma mi piace raccogliere oggetti di vario genere. Le mie raccolte preferite sono quella di quaderni e quadernetti, ciotole e ciotoline variamente decorate e tazze per il caffè.
- Quali sono i tre riti irrinunciabili nella tua giornata?
Le coccole con mio figlio nel lettone prima di alzarci, il caffè dopo pranzo e scrivere qualche riga alla sera prima di dormire.

Ikebana - spilla
Il tuo lavoro

- Chi/cosa ti ispira maggiormente?
Per me l’ispirazione è una sostanza fluida che ti accarezza come un balsamo e non ha una provenienza precisa. E’ una fusione di ciò che mi piace e mi stimola di più, di ciò che ho letto e visto, ma anche solo sognato. E’ la ricerca di un’emozione che faccia stare bene, di una forma che aspira alla bellezza, del desiderio di prendersi cura degli altri attraverso un manufatto (sì, si può fare). La natura più di ogni altra cosa è la fonte di questo balsamo, coi suoi animali ed i suoi fiori ed i suoi colori. Ad essa si fondono la mia passione per il design nordico, per le favole e per il Giappone, dando vita a delle linee di gioielli che sono contaminati da tutti questi elementi.

- Qual è l’aspetto tutto tuo, la polverina magica, ciò che rende il tuo lavoro unico?
Credo che sia la favola, intesa proprio come forma narrativa. I miei personaggi e le mie immagini, che diventano gioielli, ma in generale tutto il mio mondo, è molto legato alle favole, quelle che ho letto, innumerevoli, nel passato e che sicuramente condizionano la mia comunicazione e soprattutto il mio sentire, e quelle che scrivo, che veicolano la mia sensibilità ed un modo poetico e gentile di vedere il mondo.

- Quale aggettivo ti piacerebbe gli altri usassero per definirti?
No niente, mi arrendo, sarà un quarto d’ora che ci penso, non so risponderti!
 (ce l'ho io un aggettivo mio personale per Tulimami e mi permetto di aggiungerlo: luminosa!)

Tulipano - spilla
Il tempo, le stagioni

Quali suggestioni ti dona l’autunno?
Di ogni stagione, amo prendere tutto ciò che stimola i sensi. Sarà per questo che non ne ho una preferita, perché sono tutte generose. In autunno c’è il sapore della zucca e le castagne. L’odore del bosco bagnato. L’arcobaleno nelle foglie e l’azzurro frizzante nel cielo. Il primo freddo, ma ancora il tepore del sole in mezzo alla giornata.

Qual è il tuo cibo preferito in questa stagione?
Non ho dubbi: il risotto alla zucca!

E il capo d’abbigliamento cui non puoi stare senza?
Il mio cappottino di lana rosa.

Cinderella - collana
Infine 

Raccontaci qualcosa di curioso su di te: un aneddoto, un’idiosincrasia, una passione... qualcosa che chi sta leggendo ancora non sa... 
Se potessi andare a cena con un personaggio famoso, vorrei andare in trattoria con Gianni Rodari. Mi piace sagomare statuine con la cera sciolta delle candele ed adoro quel calorino sulla pelle di quando la prendi tra le dita. Non sopporto le persone che si lamentano per tutto e per niente, perché ho imparato tanto da chi aveva tutti i diritti di lamentarsi ed invece trovava la gioia e la vita in ogni piccola cosa.

Marcello - collana

Tutto questo e non solo, anzi, direi molto molto di più, è quello troviamo varcando la porta che conduce al laboratorio di Tulimami.
Il suo mondo gentile.

Jardin des TULIeries
Potete trovare Tulimami:

- nel suo sito
- sulla sua pagina fb
- sul suo instagram - non perdetevi le Stories! La Tuli è così accogliente che sembra di essere a casa con un'amica
- nel suo shop

***

Grazie a Tulimami per essere stata la mia prima ospite in questa nuova serie di Perché a me piace.
Ho grandi idee per questa rubrica e un numero di creative meravigliose in arrivo.
Stay tuned!

martedì 31 ottobre 2017

794 - Di cambiamenti: cose che si lasciano, cose che tornano

Ci sono post che non sappiamo bene come iniziare, non sappiamo che strada prenderanno, non sappiamo quanto saranno lunghi (sicuramente troppo), sappiamo però che vanno scritti, anche se per tutti i motivi precedenti, rimandiamo da tempo.
Questo è uno di quelli. Dunque, coraggio, me lo dico da sola: Tiziana inizia.

Un nuovo corso. Il dipinto inizia con uno sfondo fatto di velature azzurre e verdi

Da molto tempo, non so se lo avete notato, faccio cenni sui cambiamenti; ne parlo vagamente, sia qui nel blog, che tramite gli altri miei canali facebook e instagram.

Cambiare è un evento naturale; nella vita, ne attraversiamo continuamente di cambiamenti piccoli e grandi. Si cambia così come si cresce; cambiare è, non solo naturale, ma necessario per adattarci agli eventi e, anche, semplicemente come specie, per sopravvivere.

Allo stesso tempo siamo animali che si adattano spesso molto bene in situazioni che piano piano diventano comode, che magari abbiamo costruito con tempo e fatica creando qualcosa di non solo bello per noi, ma anche apprezzato dagli altri, da chi ha imparato a conoscerci e amarci in un certo modo.

Per questo, la sola idea di cambiare è una di quelle che spesso più spaventa.

Ma la vita è il più delle volte quello che succede nel tempo che passa, e dunque, nonostante ciò che abbiamo costruito, nonostante sia comodo e piacevole, accade che a un certo punto cominci a starci stretto, e a essere talmente liso qua e là da disfarsi, rompersi.

Questo è quello che mi è successo negli ultimi anni, come vita, e conseguentemente come lavoro - che nel mio caso è espressione principale di chi sono, cosa penso, come vivo.

Ho perso importanti, anzi fondamentali punti di riferimento, e,  superando  la boa dei cinquant'anni sono entrata in un'età in cui il corpo stesso comincia a cambiare: i capelli si riempiono di fili d'argento, il viso mostra i primi segni da scrutare con curiosità e affetto, e per quanto ancora agile, il corpo si stanca con più facilità e chiede tempi diversi.

Perde, in questa seconda età, per molti, per me sicuramente, importanza gran parte della nostra esteriorità, acquistandone tanto di più, e ogni giorno che passa sempre di più, il lato interiore. Diventiamo più essenziali, centrate - parlo sempre al femminile perché mi sento molto identificata col mio sesso. Cambia il modo di vestire, il modo di truccarsi - sempre se lo facevamo, e molto spesso, in questo caso, può capitare che si smetta del tutto.
Insomma, cambia molto del nostro modo di essere, molto di ciò che eravamo state fino a quel momento.
O almeno per me così è stato.
Sono, quasi involontariamente, quasi senza accorgermene, cambiata.
Così tanto che a volte stento a riconoscermi in vecchi scritti o, e qui arriviamo al punto principale di questo post, in vecchi disegni, dipinti, illustrazioni.

Li guardo, so che sono mie immagini e dunque emanazioni del mio essere, provo verso di loro affetto e gratitudine, ma non mi ci riconosco per come sono adesso. Non più.

Da ciò, è scaturito un primo lavoro di pulizia innanzitutto nel mio sito. Un lavoro di selezione, tutt'ora in corso, col quale sto lasciando solo quello che sento mi rappresenta ancora.

Sempre parlando della mia attività, che sta ormai girando la boa dei ventidue anni continuativi, tutto era iniziato, appunto ventidue anni fa, in modo un po' improvvisato e se vogliamo rocambolesco.

In poco tempo avevo lasciato un lavoro da dipendente, e mi ero ritrovata a intraprendere il sogno di una vita senza però avere alcuna nozione di come si costruisce un'attività professionale e senza che allora ci fossero figure capaci di seguirmi e supportarmi.
Non c'era ancora nemmeno internet, o almeno non era nella mia vita.
E quando poi, nel giro di qualche anno è arrivato e ha dato la vera svolta a tutta la mia attività, era comunque un internet che io, ma un po' tutti devo dire, usavamo in modo naif, seguendo impulsi e buon senso così come sembrava meglio.

Ho costruito il mio primo sito da sola, ho iniziato a scrivere questo blog quando ancora i blog erano una rarità, e l'unico social media assieme ai forum.

Non avevo programmi, non avevo calendari editoriali, non avevo nessuna nozione di marketing, tutto era per me, lo dico: casuale.

Il dipinto prosegue con un primo abbozzo di fiori

E, casualmente, ma penso anche molto puntualmente e fortunatamente, sono subito entrate nella mia vita lavorativa due forme di attività che mi hanno aiutato moltissimo a crescere e farmi conoscere: l'illustrazione e i dipinti realizati su commissione.

Ricordo benissimo il primo quadro che mi è stato richiesto su misura, come anche ricordo benissimo il primo libro illustrato. Ricordo la gratitudine, lo stupore, e il senso di responsabilità che avevo provato, e che, nel tempo, sono andati via via crescendo.

Ho realizzato su richiesta decine e decine di quadri, dipingendo in ognuno una piccola storia, ogni volta mettendomi in contatto profondo con coloro cui il quadro era destinato.
Allo stesso  modo ho illustrato decine di libri, andando avanti con queste due attività, parallelamente alla mia principale di pittrice e quella saltuaria di autrice, per molti anni.

E poi è successo che ho iniziato a cambiare...
E alcuni degli abiti lavorativi che avevo indossato fino a quel momento hanno cominciato a non essere più abiti nei quali stavo completamente a mio agio.

La prima sensazione di scomodità l'ho provata con l'illustrazone.
Già quando ho scritto La strada di Miro, il mio secondo libro come autrice,  avevo fortemente voluto che a illustrarlo fosse qualcuno che non ero io. E questo era, principalmente per me, un messaggio molto chiaro!

Nel periodo successivo, mi sono ritrovata a declinare offerte di lavoro che mi erano arrivate, perché sentivo che in quel settore non stavo più così comoda. Non è stato facile, ci ho molto pensato, fino a che sono arrivata a dire, prima a me stessa, e poi a chi mi consultava per una proposta editoriale che no, di illustrazione non mi occupavo più.

Ma questa è la prima volta che lo dico pubblicamente.
Di illustrazione non mi occupo più.
O meglio, quello che ho lasciato è proprio il libro illustrato, il progetto completo.

Lascio ancora aperta una porta per qualche eventuale progetto di brevissima durata, come una copertina o un manifesto, ma molto difficilmente illustrerò un intero libro.

Sto proprio in questi giorni ultimando un lavoro, proprio come illustratrice, per Petra Thorn, l'autrice tedesca con la quale ho collaborato per ben quattro libri - questo è il quinto assieme.
Sto ultimando le tavole con la consapevolezza che saranno le ultime per me.
E quello che provo è un sentimento di leggerezza, le saluto come vecchie amiche con le quali ho condiviso un lungo tratto di strada, una strada che finisce qui.
Fiù... l'ho detto :)

Ancora fiori...

Ma quello che sto per dire adesso, che mi costerà ancora di più e sul quale ho rimuginato molto, molto a lungo, è che la settimana scorsa ho ultimato, confezionato e spedito quello che probabilmente, almeno per un lungo periodo, sarà il mio ultimo dipinto su commissione.

Anche questo è un abito nel quale al momento non mi sento più comoda, qualcosa da lasciare andare per fare spazio ad altro.

Non li ho mai contati, forse un giorno lo farò, ma penso di aver dipinto più di cento quadri su richiesta - ma anzi, sicuramente molti di più.
L'ho fatto ogni volta con gioia, con la gratitudine di essere stata scelta e soprattutto con un profondo senso di connessione con il destinatario del quadro.
Tutto questo ha avuto per me un senso immenso, e di ognuno di questi dipinti ricordo tutto: le storie che mi sono state affidate, il momento in cui si traducevano in colori, ogni pennellata data e ognuna delle parole che mi sono state dette quando il quadro è stato mostrato e consegnato. Sono stati momenti unici e preziosi che conserverò sempre con grande cura.

Ma quello che in questo momento sento di voler e dunque dover fare è altro.
Come sto scendendo sempre di più all'interno di me stessa, così ho bisogno di tornare a una pittura che sia solo ed esclusivamente mia, alla ricerca, allo sperimentare nuove forme, con nuovi mezzi.

Non so dove mi porterà questo percorso. So solo che dopo anni in cui sentivo una sorta di inquietudine - che deve essere la stessa che provano i rettili quando cambiano pelle o gli uccelli quando emigrano - adesso sento di aver fatto quello che dovevo fare e di aver aperto una nuova stanza piena di luce nella quale, in silenzio, con calma, centratura e determinazione provare a fare altro. Andare avanti. Crescere come artista.

Quello che vedete dunque oggi, del quale, tra tutte queste parole vi mostro le principali fasi di lavorazione, è il primo dipinto di un nuovo ciclo.

Era molto che volevo farlo.
Era molto che volevo parlarvene.
Finalmente sono riuscita a realizzare entrambe le cose.

 È il momento di concentrarsi sui dettagli

E ora passiamo alla seconda fase di questo mio lungo racconto personale.

Alcune cose vanno, altre tornano.
E torneranno proprio qui nel blog.

Ne avevo molta voglia, è dunque con immenso piacere l'annuncio che stanno tornando le interviste di Perché a me piace.

Sono così entusiasta al pensiero!
Per questa prima tranche autunnale ho contattato alcune donne che io letteralmente adoro, che svolgono attività interessantissime, e che, per come lo fanno, sono per me di grande esempio e ispirazione.

Con molta generosità hanno accettato di rispondere alle mie domande, nel corso dei prossimi giorni ve le proporrò una ad una.

Non vedo l'ora!

Vorrei che questa rubrica potesse crescere sempre di più nel tempo, ho per lei grandi progetti.
Stay tuned, come si dice :)


Circondato da alcune delle sue prove colore, ecco il dipinto terminato


Bene direi che ce l'ho fatta ad arrivare alla fine di questa lunga seduta di psicoanalisi pubblica.
Ci siete ancora?
Se sì battete un colpo!

Ho bisogno del vostro feedback, siete per me fondamentali.
Vi ho veramente aperto cuore e anima, con sincera autenticià.
Ditemi cosa ne pensate, sia commentando qui sotto, che, se preferite facendolo su facebook dove condividerò

Mi piacerebbe poi, tantissimo, se in tutto questo post in cui ho parlato solo di me voi abbiate potuto trovare spunti per voi.

La condivisione dei nostri percorsi è un grande aiuto per tutte noi, me per prima che molto spesso mi nutro delle parole e delle esperienze di altre.

E quello dei cambiamenti è un argomento che mi sta molto a cuore, perché per me, la prima legge della vita, penso possa riassumersi in una frase di cinque parole: rimani fedele a te stessa.

Ed eccolo un primo piano: si intitola Floralia


























P.s.
Tutto ciò che ho scritto oggi, ha valore per ora, per questo momento, per questa fase della mia vita. L'argomento non è i cambiamenti? È dunque possibile che io cambi ancora e che possano tornare, seppure in nuovi modi e forme, entrambi i settori che sto lasciando ora. 
Tutto si muove, tutto passa, tutto torna, tutto cambia.


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